Intervistè: Marga Biazzi

(Per saperne di più su Piccole ballate crudeli potete leggere la mia recensione cliccando qui)

Confesso di avere una segreta ammirazione nei confronti di Marga Biazzi che reputo un’artista emergente ma piena di talento la quale, ne sono certo, in futuro saprà regalarci altre splendide perle artistiche.
Data la mia stima nei confronti della disegnatrice in questione, pertanto, ho voluto provare a contattarla nel tentativo di porle qualche domanda riguardo a Piccole ballate crudeli: immaginate la mia felicità quando ho aperto la posta elettronica e ricevuto un messaggio di risposta! Come se già non bastasse l’avere ricevuto riscontro, l’autrice acconsentiva addirittura alla mia richiesta!

Marga si è dimostrata sin da subito non solo disponibile ma anche umile ed umana: sono rimasto sorpreso, quasi attonito, quando mi ha chiesto apertamente, già dopo pochi messaggi, di darle del “tu”!
È con immensa gioia nonché con un pizzico di orgoglio personale che, cogliendo l’occasione per ringraziare nuovamente Marga Biazzi per l’opportunità, condivido con voi le risposte che fanno parte di questa breve “intervista”!


Omar: Prima di cominciare, colgo l’occasione per ringraziarti nuovamente della disponibilità a questa breve “intervista”, se cosí si puó chiamare.
Trovo l’opera in questione di una raffinatezza ed una profondità uniche nel loro genere: cosa ti ha ispirato nella sua realizzazione?

Marga: Grazie a te per l’interesse e per aver voluto approfondire ciò che c’è dietro al mio lavoro.
L’ispirazione e l’intento dei miei racconti, ammetto, non è dei più nobili: sentendomi impotente davanti a coloro che uccidono ( con licenza) e distruggono ciò che io amo, ossia gli altri animali, e l’ambiente “non dell’uomo”, ho voluto sfogare questa frustrazione con storie in cui questi signori subiscono ciò che effettivamente meriterebbero, se il karma non fosse così pigro.
Per dare forma a questi miei piccoli atti di vendetta, ho attinto a piene mani al folklore europeo, ma anche a quello giapponese, con un occhio di riguardo per i racconti di fantasmi e vendetta nipponici. Mi sono anche lasciata influenzare da Miyazaki e dallo studio Ghibli, e da “Il bosco delle sirene” di Rumiko Takahashi.

Omar: Non sono certo un critico d’arte e ne so poco anche di terminologia tecnica ma sicuramente posso vantarmi di leggere un buon numero di fumetti di vario genere. Il tuo stile di disegno mi ha ricordato per certi versi il fumetto giapponese, specialmente nella realizzazione degli occhi e nella velata “bidimensionalità” delle raffigurazioni: che rapporto hai con il Giappone?

Marga: È il paese dove ambisco ad andare a vivere un giorno. Sono anch’io una lettrice di fumetti, e anche se ho ridotto, di manga ne ho divorati parecchi negli anni, però più che al manga, mi piace rifarmi alle stampe tradizionali giapponese, poca azione e profondità, ma molta eleganza e decorativismo nelle loro linee sintetiche. Rimango sempre affascinata dal Giappone, dalla loro società fondata sulla gentilezza e sul vivere civile, dai loro contrasti tra tradizione e modernità… poi anche loro hanno dei difetti, ovviamente, ma in generale, ci sto molto meglio che qui in Italia.

Omar: Rimanendo sempre nell’ambito del Sol Levante, ho apprezzato tantissimo la tua scelta di affrontare il rapporto uomo-natura mantenendo un punto di vista che reputo prettamente nipponico: dalle diversità c’è sempre qualcosa che possiamo cogliere ed imparare per migliorare!
La presenza nelle storie di creature che incarnassero lo spirito della natura mi ha per certi versi ricondotto ai kami del folklore giapponese mentre le tematiche affrontate, in qualche modo, riecheggiano film d’animazione quali Il mio vicino Totoro o Principessa Mononoke.
Spero di non offenderti paragonandoti ad una sorta di “Miyazaki italiano” ma vorrei domandarti:ritieni che i tuoi viaggi o la filosofia del Giappone incidano sul tuo lavoro? Se sí, un quale misura?Quali sono gli argomenti che colpiscono maggiormente la tua sensibilità?

Marga: E come potresti offendermi per un paragone a Miyazaki!! XD Sì, la cultura Giapponese incide molto sul mio lavoro e sul mio immaginario, proprio per la visionedella natura che ne deriva, una natura pervasa di creature antiche quali appunto i kami o gli yokai. Inoltre essendoci stata 4 volte, ho ben impressa anchel’atmosfera che percepisci in un tempio o in un bosco giapponese… ed è un’atmosfera molto stimolante, fatta anche di piccoli dettagli visivi e di rituali.
Io amo prevalentemente muovermi nel mondo del fantastico, quello dietro il “velo”… forse perchè sono costantemente in fuga dalla realtà che mi è fin troppo opprimente.

Omar: Perchè scegliere la forma della “ballata”? Nel tuo stile noto anche alcuni elementi che riconducono alla fiaba:pensi che l’opera in questione sia adatta ad un pubblico in tenera età? Ne consiglieresti la lettura ai bambini?

Marga: Perchè mi piace l’idea del cantastorie che va di città in città a raccontare di creature fantastiche, e la ballata ha anche una lunghezza che si sposa benecon le mie storie brevi.
Se fossero i bambini di cinquant’anni fa lo consiglierei eccome, ma per quelli di adesso, fin troppo tenuti sottocampane di vetro di buonismo, potrebbe essere un po’ troppo, non tanto per gli argomenti trattati ( quelli farebbero loro solo bene, per iniziare a imparareun po’ di rispetto ed empatia), ma perchè comunque, un po’ di gente la faccio a pezzi, e senza lasciare nulla all’immaginazione!

Omar: Dai tuo lavori precedenti nonchè dal volume in questione si evince, come già detto, un forte legame con le fiabe.Se posso permettermi, c’è un racconto od un autore particolare che ha segnato la tua infanzia e, se sí,quanto pensi abbia condizionato oppure ispirato il tuo mestiere?

Marga: Un solo racconto non c’è, dato che ho sempre letto tantissimo, sin da piccola ( mamma maestra: ogni occasione era buona per regalarmi libri), e ho assorbito qualcosada tutti, però posso dirti che in effetti considero miei grandi maestri gli illustratori di fiabe di inizio ‘900, primo fra tutti, Arthur Rackham.

Omar: Il “macabro”, come del resto lascia intendere il titolo stesso, è parte integrante di “Piccole ballate crudeli”.
Tim Burton, altro artista per il quale nutro forte ammirazione, dice che spesso i veri mostri sono quelli che non appaiono tali:ti trovi d’accordo con questa affermazione? La “crudeltà” del tuo fumetto non risiede forse nella “cruda” realtà che vedel’uomo irrispettoso della natura?

Marga: Assolutamente d’accordo: io non ho paura di un Pit Bull, nonostante le sue zanne e il suo ammasso di muscoli, io ho paura dell’animale che sta all’altra estremitàdel guinzaglio rispetto a lui!
Purtroppo, l’unico vero mostro presente sul nostro pianeta, è l’essere umano, perchè è l’unico che uccide e fa uso di violenza senza un motivo:se io vedo, per assurdo, un alligatore, o un cobra, so esattamente cosa aspettarmi da loro, se mi avvicino troppo diventando o un delizioso bocconcino ovenendo percepita come una minaccia, invece, dell’uomo che incrocio all’una di notte sul marciapiede, o i cui passi sento alle mie spalle, o che ho anche seduto a fianco in stazionementre aspettiamo il treno, non posso essere certa delle sue intenzioni.
Finché c’è gente che picchia e uccide perchè le trova attività divertenti… continuerò a preferire la compagnia delle altre specie!
E sì, la “crudeltà” del mio fumetto è quella dell’uomo, non delle creature che gliela ritorcono contro, come merita.

Omar: Nel mio blog, come ti sarai accorta, sono solito selezionare un tè che rispecchi quanto ogni lettura ha saputo trasmettermi.Questa volta però, data la tua disponibilità, vorrei sceglierlo insieme a te.
Non ti chiederó certo di improvvisarti esperta della “bevanda ambrata” ma,se dovessi pensare a colori, profumi e sapori che rispecchino “Piccole ballate crudeli”, quali sceglieresti?Cercheró di trovare le foglie che più si avvicineranno alle tue parole!

Marga: Penso che l’ideale sia il matcha: il verde acceso che richiama la grande madre, un rituale per servirlo antico, che ci riporta a tempi dove la Natura era ancora signora indiscussae il suo sapore, forte e corposo, con note amare, che potrebbe essere quello lasciato in bocca da alcune scene delle Piccole Ballate.

Omar: E, dulcis in fundo, riusciró mai ad aggiudicarmi un tuo sketch? Scherzi a parte, grazie ancora della tua disponibilità edel tempo concesso a questa breve “intervista”. Spero di riuscire presto a stringerti la mano e conoscerti di persona!
(Resta di fatto che, casomai avessi voglia di abbozzare qualcosa da inserire nell’articolo,saró sicuramente felice di inserire l’immagine anche perchè, diciamocelo, graficamente il blog deve ancora migliorare ahahah!).

Marga: Ahahahah, se avessi il tempo! Fino a settembre non ce l’ho nemmeno per piangere! XD però se vorrai scegliere qualcuna delle mie illustrazioni, posso fornirtele come corredoall’intervista più che volentieri (tranne le commissioni, per correttezza nei confronti dei committenti).
Grazie ancora a te, e io da settembre ricomincio ad essere in giro per fiere, quindi, non si sa mai! ^____=

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