L’eresia del cioccolato

Inutile negarlo: fino a non molti anni fa vigeva la generale concezione che il cioccolato fosse non solo un danno per la dieta ma, al contempo, un vero e proprio alimento simbolo del male, della trasgressione, del peccato. Da dove viene tale credenza che, ancora oggi, serpeggia nell’ideologia comune? Proviamo a spiegarlo perché, nonostante uova e coniglietti pasquali, tale connotazione del cioccolato deriva proprio dalla festività che ad ora ne ostenta la golosità!

“Litigare per un po’ di cioccolato”

Quando, nel ‘600, il cacao conquistò largamente l’Occidente, nacquero diverse dispute e dibattiti, sia medici che scientifici, botanici e… religiosi! Tra medici che decantavano proprietà terapeutiche del cioccolato ed altri che, invece, lo condannavano come cibo dannoso per la salute le religioni, nel frattempo, dibattevano su quale posizione prendere nei confronti di Theobroma Cacao e la Chiesa, d’altro canto, non poteva certo evitare di prendere posizione. Per quale ragione il cacao generò tanto scompiglio sul piano etico? Scopriamolo!

La “religione” del cioccolato

Il dilemma che attanagliava i cristiani coinvolgeva, in particolare, il periodo quaresimale e, nello specifico, il digiuno ecclesiastico previsto. Come alcuni sapranno, di fatto, nei secoli passati i precetti circa eventuali restrizioni alimentari erano molto più saldi e rispettati rispetto ai giorni contemporanei e, prima della festività pasquale, vi erano alcuni giorni nei quali il cibo era totalmente o quasi precluso.

Teoricamente, essendo la cioccolata nel XVII sec. conosciuta e consumata soltanto nella forma liquida, essa non si presentava come cibo ma, d’altro canto, non era certo priva di valore energetico! La cioccolata non era un alimento solido eppure, nonostante tutto, ridonava le forze e possedeva un contenuto calorico notevole! Il consumo di quest’ultima, dunque, avrebbe forse comportato la mancanza al voto di digiuno?

Agli inizi, i Gesuiti furono tra i più ardui sostenitori del “cibo degli dei” mentre i Domenicani, celebri per la loro ortodossia, ne condannarono il consumo nel periodo quaresimale. Come se non bastasse, nel 1591 un medico si Siviglia, Juan de Càrdenas, pubblicò il Problemas y Secretos Maravillosos de las Indias, trattato scientifico nel quale sottolineava quanto il cacao fosse composto da una parte burrosa, potenzialmente in grado di fare ingrassare e, di conseguenza, fornire nutrimento, interrompendo il digiuno.

Al medico, poco dopo, diede risposta Antonio Escobar y Mendoza, teologo gesuita, il quale asserì che il consumo della bevanda poteva essere consentito, purché la parte liquida, solitamente costituita da latte, fosse sostituita con acqua e zucchero.

Il dibattito continuò dalla metà del ‘500 alla fine del ‘600 ma, grazie ai propri aromi ammalianti, la bevanda riuscì a conquistare vari pontefici, primo dei quali Pio V il quale, nel 1569, dopo averla assaggiata, decretò che il suo consumo fosse regolare. Fu solo nel 1664, nondimeno, che il cardinale Francesco Maria Brancaccio, con il libro De chocolatis potu diatribe, pure sostenendo che il cioccolato fosse una bevanda soltanto “per caso”, che la bevanda restava ugualmente un liquido e, per tale ragione, il suo consumo in tale forma era lecito proprio in quanto alimento in forma liquida.

Uova di pasqua

Avreste mai pensato che vi fosse tanta storia dietro ad una semplice credenza? La superstizione, inoltre, come già accennato in apertura, perdura ancora oggi, seppure stia fortunatamente conoscendo un rapido declino grazie ad una corretta informazione ed alla divulgazione scientifica.

A testimonianza di quanto l’”eresia” del cioccolato non sia affatto un relitto del passato, basti pensare alla trama del celebre film Chocolat (2000), ambientata nel 1959, nella quale la giovane pasticcera Vianne rileva una piccola cioccolateria, combattendo per mantenere la propria attività contro i dogmi quaresimali e la ristretta mentalità bigotta del paesino di Lansquenet-sur-Tannes.

Infine, non trovate forse curioso che, nel corso degli anni, proprio il periodo pasquale abbia fatto di uova e sculture di cioccolato un proprio simbolo popolare e nel mondo? Come può il cacao, inizialmente esorcizzato dal cristianesimo stesso, essersi poi riguadagnato un ruolo all’interno di una festività cardine sia del cattolicesimo che del protestantesimo? Come spesso accade, anche in questo caso le origini delle usanze si perdono nel tempo e meriterebbero un più ampio approfondimento storico ed antropologico. Oggi, tuttavia, voglio fermarmi qui, regalandovi questo uovo di pasqua e lasciandovi, come sorpresa, il desiderio di ricercare, scoprire ed indagare sul perché, magari proprio in questo preciso istante, state assaporando un frammento di cioccolato!

Omar.

1 commento su “L’eresia del cioccolato”

  1. Il cioccolato ora proposto in tantissime forme, usato per la pasticceria fresca ed industriale, in deliziosi cioccolatini o in un fantastico uovo di Pasqua mentre i più piccoli sono intenti a ricercare ed aprire la sorpresa con già la bocca piena di cioccolato, quello che mi manca e che da tantissimi anni non bevo più è una fumante calda e profumata cioccolata calda.

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