Spring 2021 “Shurei, elegant beauty”: allucinazioni

Identikit

Tipologia: tè verde fukamushicha.
Produttore: Tarui Tea Farm.
Raccolto: Maggio 2021.
Provenienza: Neraimatsu-cho, Hamamatsu, Shizuoka, Giappone.
Cultivar: Yamakai.
Infusione: 100ml; 2,5g; 70°C-60s/ 70°C-10s/ 80°C-45s.
Aromi principali: verdure cotte, minerale, anacardi, tabacco, fave, anacardi.
Sapore: Dolce e discretamente umami, con una bilanciata amarezza.

Beviamoci su!

Ormai sono abituato ai fukamushicha di Tarui Tea Farm che, per quanto riguarda la lavorazione tecnica, sono a dire poco magistrali. Anche in questo caso, come spesso accade, nonostante la vaporizzazione prolungata e le foglie alquanto frammentate, il liquore si è rivelato piuttosto limpido e con un bassissimo numero di corpi estranei, con una tonalità che si destreggiava tra le diverse nuance delle pere, quasi a volere imitare gli omonimi frutti che ci accompagnano, come sempre, in questo declivio d’estate.
A discapito di quanto detto, però, l’elemento più interessante di questo tè non è certamente stato il risultato visivo dell’infusione quanto, piuttosto, l’aspetto aromatico…

Le foglie secche, alquanto frammentate e di un intenso verde ulivo, emanavano un classico aroma vegetale, di catalogna, con accenni marini, di sale. Ecco quantunque che, non appena esse si sono riscaldate, una scintilla d’anacardi ha illuminato per un momento i miei pensieri. Era un’impressione oppure realtà? Sgomento, ho deciso di procedere come di consueto, dicendomi che sicuramente quanto avevo avvertito era soltanto uno strano gioco della mia mente…

Ho dunque effettuato la prima infusione. Quello che mi sono ritrovato davanti agli occhi già lo sapete, mentre l’aroma, anche in questo caso, rievocava il mare grazie ad un gentile aroma di calamari nonché il mondo vegetale attraverso l’idea di spinaci. Ho accostato la tazza alle labbra e mi sono arrestato. Petricore. Avevo fiutato petricore: per un secondo, certo, ma sembrava proprio petricore. Avete presente quell’odore della pietra dopo un temporale? Ecco, proprio quello! “Ma come fa un fukamushicha a sapere di petricore?!”, mi sono detto. Ancora una volta, convincendomi che magari si trattava solamente della mia luna storta, ho sorvolato e mi sono rassegnato a sorseggiare la mia bevanda rimandando ad un momento più lucido la degustazione.

Distrattamente, ho riavvicinato il bordo della coppa alla bocca e, sibillina, mi è giunta decisa una zaffata di fumo e tabacco. Ero veramente stizzito: com’era possibile che i miei sensi fossero impazziti da un momento all’altro?! Le finestre erano aperte quindi, pensando che si trattasse di un profumo proveniente dall’esterno le ho chiuse. Ma io non ho vicini che fumano né tantomeno, in quel momento, qualcuno stava bruciando qualcosa. L’aroma persisteva, dunque come un segugio, mi sono messo a caccia della fonte ovvero, con il senno di poi, dell’infuso! Da quelle foglie bagnate, avvicinandomi sempre più, sentivo forte e chiaro il richiamo d’erba bruciata, tabacco, fumo, cenere calda: l’aroma vegetale, di fagiolini freschi, era solo la cornice di un bosco incendiato…

Straniato, ho preso un sorso come per lavare i miei pensieri. Un liquore con una buona persistenza caratterizzata da un discreto umami e giusto una punta d’amarezza. Aromi vegetali, di fave, radicchio rosso, lattuga, magari.
Lo sguardo andava nuovamente all’infuso verde asparago, dalle foglie bordate di giallastro, proprio come se stessero bruciando. Niente da fare, il loro profumo rimaneva lo stesso.
Seconda tazza: aromi similari, di piselli e biete. Solo l’umami era scomparso, a favore della dolcezza.
Mentre la struttura fluida faceva scorrere rapidamente il contenuto dalla tazza alla bocca sondavo minuziosamente l’infuso in cerca di elementi esterni ma, fuorché frammentate foglie lanceolate e lievemente seghettate, non ho trovato nulla.
Stavo per formulare le mie ipotesi sull’origine di un aroma così insolito, certo che ormai la terza infusione fosse in linea con le precedenti. Vegetale lo era, certo, ma con un attacco di anacardi! Come se non bastasse – giusto per togliere ogni dubbio – anche la tazza vuota era quanto di più surreale potessi attendermi: un bouquet di tuberi, vaniglia e, ancora, anacardi!

Vi giuro che l’ho riassaggiato numerose volte e, sempre, presentava le medesime inclinazioni aromatiche. Raramente accade, ma stavolta ho dovuto cercare sul web conferma alle mie impressioni: così, giusto per essere sicuro che non stavo dando di matto! È stata una consolazione, ma anche uno stimolo per rivalutare ed approfondire le mie conoscenze, scoprire che numerosi altri tealover avevano scovato (con il mio stesso conseguente stupore) aromi similari.
Shurei, elegant beauty è un tè ingannevole, serpentino, azzarderei dire psichedelico. Un prodotto dall’intensità olfattiva non sfacciata ma che ha saputo fare della sua diversità il proprio punto di attrattiva, il suo fascino, la sua bellezza… ma con eleganza.

Omar

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