Spring 2021 Korea semi-wild green tea: l’inizio.

Identikit

Tipologia: tè verde coreano.
ProduttoreWhat-cha.
Raccolto: fine Maggio 2021.
Provenienza: Dong Cheon-Jirisan-Hadong-Corea.
Cultivar: N.S.
Infusione: 100ml; 3g; 70°C; 50-100-180s.
Aromi principali: litchi, fiori di pesco, riso frutti esotici, crosta di pane.
Sapore: delicato, dolce e leggermente umami, con una piacevole acidità.



Beviamoci su!

“L’inizio”, non ho mai trovato un’etichetta più consona ad un tè. In effetti, per me i tè coreani hanno rappresentato esattamente l’inizio, di tutto: del mio amore per questa bevanda, della mia formazione come tea sommelier, della mia attuale voglia di continuare a degustare facendone – chissà – magari un lavoro e, infine, anche di questo stesso blog. In fondo, a bene pensarci, è anche la prima volta che parlo di un tè coreano. Non mi spiego perché non l’avessi fatto prima ma forse, intimamente, temevo di mettere troppo di me stesso nella degustazione, proprio come Basil ne Il ritratto di Dorian Gray fece con la sua opera: ahimè, temo finirà inevitabilmente così.

Era una uggiosa serata novembrina, del tutto simile a quelle correnti. Scoccavano le 17 ed io, al primo anno universitario, uscivo dall’ultima lezione mentre la notte già metteva le sue grinfie sulla luce del giorno e l’aria svicolava fredda, umida, impregnata di nevischio. Mentre ritornavo al mio appartamento intravidi, dall’unico pertugio tra la sciarpa e la cuffia, un piccolo locale isolato, seminascosto. Avevo soltanto voglia di qualcosa di caldo e, per qualche ragione, il posto mi ispirava intimità e fiducia: così, aprì la porta ed entrai. Non sapevo che, in realtà, avevo appena spalancato molto più di una semplice porta decapata.

Ricordo ancora il mio stupore davanti a quelle bizzarre teiere con il manico laterale esposte dietro al bancone. “Mai viste teiere così”, pensai, “ma sì, ordino un tè… magari me ne portano una.”. Così, senza pensarci più di tanto, chiesi la carta dei tè e, tra tutti quei nomi strani, per qualche strana affinità, scelsi del tutto casualmente “jeoncha”.
Qualche minuto, ed arrivò un ragazzo con un vassoio. Posò sul tavolo proprio quella teiera, dell’acqua calda in un thermos ed una bizzarra ciotola che – capì – doveva essere la “tazza”. Quello fu il mio primo tè in foglia, l’inizio dell’amore, la scoperta di nuovi sapori, di una nuova prospettiva, di un nuovo modo d’intendere il tè stesso. Una passione bruciante sin dal primo istante, perlomeno finché non compresi da solo che quella ciotolina non andava riempita proprio fino all’orlo…

Il tè coreano mi ha scaldato il corpo 7 anni fa ed ora, a distanza di tempo, continua a scaldarmi l’anima mentre torno ad osservare quelle foglie dalla colorazione intensa, d’un verde oliva talmente intenso e profonda da potere sembrare nero, delicatamente ricurve e dall’arrotolamento gentile, come tipico dei tè della Corea.
Al naso una raccolta di aromi bene percepibili e diversificati, dalle note più evidenti di fiori di pesco, riso basmati e crosta di pane fino alle sfumature secondarie di curry leaves, erbe di campo, uvetta verde.
Una profumazione che ha su di me un effetto quasi karmico, riproponendomi immagini del passato come le bruschette estive od il riso in bianco che con il loro odore si sposavano all’aria di casa o, ancora, risollevando nella memoria le scorpacciate di pesche delle vacanze in Romagna…

Continuo a ridipingere la spiaggia con i miei pensieri usando i colori dei crisantemi, dell’alga kombu, della papaya e dei fiori di pesco che esalano dall’infuso d’un brillante verde bottiglia, con foglie aperte e dall’opulenta forma ellittica le quali, raffreddandosi, assumono un poco la nostalgica ed innocente profumazione dei biscotti al burro.

Tra note di scogli e salsedine, poi, lentamente i fumi del liquore mi riportano in gita sul lago di Garda con una brezza simile a quella lacustre e gli accordi di mughetti. L’odore di riso in bianco e crema di riso presente nell’aria si ripropone anche all’assaggio, addolcita dalla presenza del mango, della ciliegia e del litchi. Un tripudio del gusto, reso ancora più opulento dalla presenza dominante del mais tostato e degli accenni alla crema pasticcera la quale, accompagnata ad una media densità ed una struttura simile a quella d’una cioccolata calda, accosta idealmente il suo colore tenue al pallido verde pera che caratterizza il liquore stesso, limpido e privo d’impurità. Di pari intensità e di simile bouquet resta anche l’infusione successiva, dominata dal litchi accostato però dai biscotti al burro, mentre l’ultima tazza, pure non perdendo carattere, vira decisamente verso profumazioni boschive, di ginepro, con un accenno ritrovato di alga kombu.

La ciotolina è vuota, ma piena di ricordi e gratitudine per i giorni trascorsi e le persone che con me li hanno condivisi e creati. Ultimo richiamo all’infanzia, l’odore rinnovato di biscotti al burro e ventagli di pasta sfoglia suona come un invito a non dimenticare ma, al tempo stesso, a regalare quegli attimi, quelle esperienze ad altre persone.

Omar

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