Spring 2021 fukamushicha Shizu-7132: un “grosso grasso”… raccolto!

Identikit

Tipologia: tè verde fukamushicha.  
Produttore
: Tarui Tea Farm.
Raccolto
: Maggio 2021.
Provenienza
: Neraimatsu-cho, Hamamatsu, Shizuoka, Giappone.
Cultivar
Shizu-7132.
Infusione
100ml; 2,5g; 70°C-60s/70°C-10s/80°C-45s.
Aromi principali
: sakura, cioccolato bianco, fiori bianchi, erbe balsamiche, menta.
Sapore
: dolce.



Beviamoci su!

Come ormai saprete, io potrei fare follie per un sencha da Shizu-7132! Ormai penso di avere testato questa cultivar in ogni sua declinazione esistente ma, da lungo tempo, il fukamushicha che ne trae Tarui Tea Farm è senza ombra di dubbio tra quelli sul mio podio personale.
Come ormai mia tradizione, dunque, anche in questo 2021 ho acquistato il prodotto in questione divertendomi, come spesso accade, a compararlo con le annate precedenti. Stavolta, nondimeno, la comparazione non è stata possibile: la potenza ed il sentore di questo raccolto mi hanno spaesato, dico sul serio! Devo essere onesto… non pensavo che le peculiarità di una cultivar si potessero esacerbare così tanto!
Non so se sia il raccolto, la mia predisposizione al momento, la sensibilità sviluppata nel tempo, la nuova kyūsu oppure un insieme di tutte e quattro le cose, ma la ricchezza di queste microscopiche e frammentate foglie ha rivelato un profilo aromatico opulente, ricco, seducente ed avvolgente, “grasso”, così vigoroso da potersi quasi mangiare, tanto che i più fantasiosi potrebbero individuare una profumazione di cocco già dal secco senza nemmeno sembrare troppo azzardati!
Ad ogni modo -entusiasmo a parte- ecco a voi il tè che ha cambiato i valori del mio metro di giudizio!

Dato che in apertura ho accennato alla prosperità olfattiva delle foglie ancora vergini, direi di deliziarci proprio con la fragranza di sakura caratteristica di Shizu-7132 che, però, stavolta diviene molto più ricca, accompagnandosi con altrettanto marcati ricordi di vaniglia e cioccolato bianco.
Ridestando il secco grazie alla ceramica preriscaldata della kyūsu, possiamo godere di una luminescenza iridea, quasi “pirotecnica”, che impreziosisce la colorazione a mezza strada tra un verde mela ed un clorofilla, quasi si trattasse dei riflessi dipinti sul manto di un pavone le cui piume, in questo caso, sono sostituite da brillanti minuzzoli di dimensioni uniformi.

Gorgheggiano le foglie nel ventre della teiera e, non appena sfiata il liquore verde pera, torbido ma non troppo, la stanza diviene un boschetto adornato di fiori di tiglio ai cui piedi s’aggrappano ciuffi di menta acquatica, il tutto mentre si dissolve una nebbiolina iniziale che ci permette d’intravedere qualche corpuscolo acquattato nella tazza.
Trascurando l’infuso, non ancora al massimo della sua espressività organolettica, ci accingiamo ad indagare i segreti nascosti dal liquore. Subito, avvertiamo l’intonazione della lavanda che gioca con guizzi scherzosi di salvia per poi cedere alla presenza dei sakura, che dominano la lunga persistenza incalzati dalla dolcezza elevata e dall’astringenza minimale.
D’un verde mela, assai più fosco della precedente ma al contempo con meno corpuscoli, è la seconda infusione, dall’aroma ancora tenace sebbene inferiore, tratteggiato dalle già note fragranze di cioccolato bianco, vaniglia e sakura in persistenza. La densità lascia a desiderare, ma la struttura è rotonda, piena, quasi “pingue”.

Mentre aspettiamo che l’ultima tazza ceda parte della sua calura, possiamo concentrare la nostra attenzione sull’infuso, dal bouquet floreale ora chiaro e riconoscibile, affine ai fiori di prugnolo nonché ai consueti sakura, ma con un sottofondo vegetale e terroso, di funghi freschi e ceci, che potrebbe paragonarsi anche alla carne di pollo.
Ad equilibrare la dolcezza generale di cui abbiamo esperito sinora potrebbe forse provvedere al colorazione verde brillante che ci è stata riproposta sin dall’inizio della degustazione, al momento declinata nella tonalità verde mela delle foglie aperte e frammentate, la cui forma originaria non è bene identificabile nonostante si possano dedurre con buona sicurezza la punta cuspidata e la seghettatura appena accennata sui bordi inclini al giallognolo.

Trascorso qualche minuto in contemplazione dell’infuso, possiamo ora concludere l’esperienza con la terza infusione, dalla torbidità intermedia e con quasi totale assenza di corpuscoli.
La colorazione verde mela identica alla precedente si può paragonare anche all’odore parimenti tenace ma al contempo rigenerante, balsamico, di menta glaciale ed erbe di montagna.
Tutto questo nerbo profuso dalla profumazione da un estremo all’altro della sessione pare fantascientifico se si pensa che siamo alle prese con una fukamushicha la cui altra vaporizzazione, di solito, ne accentua la dolcezza a scapito della potenza aromatica! Articolato, infatti, nonché coerente, è anche ciò che subodoriamo dalla yunomi ormai deserta, affatto arida grazie al vibrante idea di latte, linfa, rami spezzati e, ancora una volta, sakura: un fragrante complesso, quest’ultimo, che, come una radura al termine di una pioggerella primaverile, ci regala la sensazione di qualche petalo di ciliegio specchiato in una pozzanghera….

Omar.

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