Pipacha Generoso Oolong primavera 2020: un tè da stappare!

Identikit

Tipologia: tè oolong profumato.
Raccolto: primavera 2020.
Provenienza: N.S.
Infusione: orientale con gaiwan; 70ml; 90°C; 3,4g; 25+5s; 6 infusioni.
Aromi principali: Vino, uva, cioccolato fondente, ciliegie, frutta.
Sapore: delicatamente dolce, con un leggerissimo tocco d’amarezza ed una piacevole acidità.

Si sa, a Capodanno ricorre il brindisi di rito ma, in veste di tea-lover e tea sommelier, potevo forse colmare il bicchiere di vino?
Certo che no! D’altro canto, non ho voluto nemmeno tradire la tradizione dunque, con quel tocco di sperimentazione e pazzia che spesso mi contraddistingue, ho scelto di deporre il calice, afferrare teiera e tazzine, ed infondere un tè rivoluzionario così come innovativo, denominato Pipacha Generoso Oolong dalle menti che lo hanno creato, Dirk Niepoort e Nina Gruntkowski, due ammirevoli e pionieristici coltivatori di tè in… Portogallo! Avrò modo, prossimamente, di deliziarvi parlandovene più approfonditamente ma, per il momento, cerchiamo di capire cos’abbiano di così speciale le foglie che attendono di essere schiuse.

Sebbene Dirk e Nina posseggano una loro piantagione di successo a Fornelo (Portogallo), il tè in questione non proviene dalla loro produzione, ma si tratta di un oolong semi-ossidato appositamente selezionato per armonizzarsi con una profumazione, al contrario, tutta locale nonché intrisa dello spirito iberico ed Europeo, che intreccia le tradizioni di Oriente ed Occidente.
Le foglie, dopo essere state lavorate, vengono fatte riposare in antiche botti un tempo adibite alla maturazione del Porto. In maniera del tutto similare a quanto avviene, per esempio, con la creazione del tè profumato al gelsomino, la materia prima assorbe le qualità aromatiche del vino senza però presentarne alcuna traccia fisica nel prodotto finito. Un tè senza alcuna aggiunta, dunque, ma in tutto e per tutto affine ad un buon vino! Ora…  non ditemi che non siete curiosi! Brindiamo!

Beviamoci su!

Il corpo, forse, me lo sarei aspettato più denso, ma la struttura setosa e la persistenza di discreta durata, congiunte ad un sapore dolce ma bilanciato, tra accenni delicati d’amarezza ripuliti dalla lieve acidità, sono state un ottimo accompagnamento per il bouqet aromatico, da subito di forte carattere, con note di vino e cioccolato fondente che non prevalgono affatto l’una sull’altra, lasciando così spazio sia all’espressione della profumazione, sia alle qualità delle foglie che ne costituiscono la sottotrama.
L’iniziale retrogusto alcolico ed un poco legnoso s’evolve presto nel ricordo di ciliegie e maraschino, rimanendo poi costante diversamente da quanto accade nel pieno dell’esperienza gustativa, che assume vieppiù un carattere fruttato, ripercorrendo ancora le ciliegie così come l’uvetta, mantenendo allo stesso tempo quella distinta idea di alcool che ricade nella grappa o, grazie al cioccolato fondente che gioca un ruolo secondario ma fisso, nei boeri.

Uva e mosto, aromi che spiccano nel corso dell’assaggio, si sprigionano già dalle foglie secche, arrotolate in modo grossolano ma perlopiù intere, di medie dimensioni, tra il grigio ardesia ed il marrone nocciola. Similmente, anche dopo l’infusione si mantengono le fragranze dominanti, arricchite però da spruzzi di pesche sciroppate, mele Red Delicious e, nuovamente, un accenno legnoso quasi impercettibile, con ogni probabilità dovuto al contatto delle foglie con la botte che ha conferito loro l’atipica e curiosa profumazione aggrappata a germogli di una gemma e due sole foglie, interamente schiusi in tutta la loro colorazione tra il marrone mogano ed il marrone ombretto.  

Per chiudere in bellezza sia la sessione, sia l’anno corrente, cioccolato fondente ed ananas mi tengono compagnia per diverso tempo, ancheggiando tra i bordi della tazza nelle mie mani, dominati da un aroma di uva in totale armonia con la festività corrente: sapevate, infatti, che nella penisola iberica è uso, in segno di buon auspicio, mangiare 12 chicchi d’uva al ritmo dei rintocchi che scandiscono la mezzanotte?
Diamo il via ai festeggiamenti, da soli od in compagnia di pochi, per celebrare il tempo che passa, l’attimo presente, un “giorno in più” e, quando i fuochi d’artificio lasceranno brillare le stelle, sogniamo un anno migliore, abbandonandoci al ricordo di un tè non troppo complesso ma certamente piacevole, magari un poco sbilanciato, com’è giusto che sia, almeno per oggi, dov’è concesso osare, fantasticare sui giorni futuri…

Omar.

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