Moonlight White: il lato dolce della montagna.

Identikit

Tipologia: tè bianco.
Raccolto: Marzo 2019.
Provenienza: Jinggu-Yunnan-Cina-1500m.
Cultivar: Camellia Taliensis.
Infusione: orientale con gaiwan; 70ml; 90°C; 3,8g; 20+5s; 7 infusioni.
Aromi principali: crema pasticcera, menta, vaniglia, frutta secca, pepe bianco.
Sapore: dolce, lievemente salato.

Beviamoci su!

Queste foglie hanno quella personalità un po’ selvaggia ed al contempo rassicurante di un bosco di montagna, quando le foglie secche incendiano l’erba e le noci ornano i rami degli alberi come epifanie di Natale, mentre qualche scoiattolo anima la scena guizzando rapido come un lapillo fulvo da un tronco all’altro, nella frenetica ed ansiosa ricerca delle ultime provviste. Iniziamo dunque la nostra passeggiata deliziandoci con un tè che è ormai divenuto un “classico” ma, in questo caso, particolareggiato dalle foglie un poco discoste dai canoni abituali, provenienti dalla meno nota Camellia Taliensis… quali sorprese incontreremo lungo il sentiero?

Le foglie, intere, di grandi dimensioni e dalla marcata bicromia tra il nero carbone ed il muschio bianco che inargenta le saltuarie gemme, ci preparano alla nostra escursione rivestendoci dell’odore della lana e coccolandoci con la materna dolcezza delle mele Golden, con rintocchi di paglia ed uva bianca.

Nuovamente al fruttato si confà la profumazione del liquore giallo ottone, spifferando l’idea di mango, pesche noci e, ancora, mele.
Sulla lingua, un’intrigante scintilla salata inaugura l’apertura dolce ed elegante, con delicati tocchi di crema pasticcera e magnolia, una persistenza moderata così come la densità ma una struttura morbida e soffice, una calda coperta. Un sovrastante soffio gelido di menta piperita, tuttavia, ci ridesta dal nostro sogno, catapultandoci dal letto di una tiepida colazione montana nel bel mezzo di una radura boschiva.

Già della seconda tazza, aromi di noci del Brasile e sesamo, nobilitate da un vago accenno di vaniglia, contribuiscono a ridisegnare l’atmosfera, accerchiandoci della frutta secca che la montagna dona in questo periodo dell’anno, stemperando il verde della menta, che sarà una costante fino alla fine della nostra avventura, nelle sfumature dei licheni adagiati sulle cortecce selvatiche.
Come in un lento ritorno verso casa, con il sopraggiungere delle ultime infusioni pregustiamo le dolcezze del ritorno all’ambiente domestico, con iniziali declinazioni di fiordilatte, zucchero a velo e pan di Spagna che evolveranno poi in più ricchi e golosi ventagli di pasta sfoglia, accompagnati dal miele d’acacia, dai canditi, dai mandarini e da un pizzicore di pepe bianco, che sostituirà la menta la quale, a poco a poco, come gli ultimi sbuffi di vento che scortano la chiusura della porta, ci abbandona.

Banane, fichi, wafer e vaniglia si riuniscono nell’energico e ristoratore banchetto olfattivo offerto dalle foglie esauste, perlopiù intere, tra il castano ed il verde oliva di qualche germoglio che giunge fino alla prima attaccatura sottostante la gemma mentre, come un corroborante e nostalgico dessert, la tazza vuota esala una fragranza di noci del Brasile e biscotti secchi.

Cioccolatè!

L’accostamento tè bianco-cioccolato è sempre aborrito dai più, specie in quanto vige il falso mito secondo cui un fondente sia forzatamente prepotente nell’aroma ed amaro nel gusto… nulla di più sbagliato! Se parliamo di cacao qualitativamente superiori alle media della produzione su larga scala, allora dobbiamo rivalutare ogni nostro preconcetto.

Per un tè elegante e raffinato, senza la benché minima astringenza, complessa ma al contempo delicata, ho scelto una tavoletta fondente 75% di Ritual, un cacao peruviano monorigine proveniente dalla zona in cui scorre il fiume Marañón, raccolto 2018.
Nonostante lo standard voglia il cioccolato del Perù un poco acido, sebbene il cacao utilizzato in questo caso sia un Nacional solitamente considerato di minore pregio, il prodotto non presenta la minima astringenza né tantomeno amarezza e possiede, anzi, un’aromaticità complessa nonché un aroma primario assai ridotto, che lascia libero spazio all’espressione dei secondari, dimostrando come un’accurata selezione della materia prima possa condurre ad un risultato eccellente contro ogni previsione.

Con una fine decorazione in bassorilievo sul lato frontale, la tavoletta possiede già di per sé una forma regolare ed aggraziata, con uno spessore lievemente inferiore alla media ed una lucentezza che riflette un marrone segnale con tendenze al rosso scuro.
Lo “snap” breve, preciso e magistrale sprigiona un potente aroma floreale, di vaniglia, mughetti e mandorle intere, con qualche nota di mela rossa che riprende le immagini suggerite dal tè.
Anche all’assaggio, ritroviamo una predominante florealità data non solo dai già citati vaniglia e mughetto, ma anche da accenni tardivi di lavanda, che si dispiegano nella lunga persistenza nella quale emergono anche ricordi di latte di mandorla ed orzo tostato, mentre il primario resta quasi impercettibile.
Nel corso della fusione, dalla rotondità soddisfacente e dalla struttura estremamente setosa e scorrevole, si ripropongono le mele e le mandorle bianche, chiudendo armonicamente il cerchio dell’abbinamento grazie ad una spiccata affinità aromatica tra le foglie ed il cacao, non disgiunti da sensazioni tattili o sapori contrastanti, riuniti sotto l’insegna dell’equilibrio, di una preziosa e rara ricercatezza…

Omar.

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