Autumn Flush 2020 Darjeeling Oolong: sale rosso… dall’India!

Identikit

Tipologia: tè oolong ad alta ossidazione.
Raccolto: autunno 2020.
Provenienza: Gopaldhara Tea Estate-Mirik-Darjeeling-India.
Cultivar: AV2.
Infusione: occidentale; 200ml; 85°C; 3g; prima infusione di 3:30min, seconda di 4:30min; 2 infusioni.
Aromi principali: frutti rossi, miele, cioccolato, vaniglia, fiori.
Sapore: Dolce, amaro e salato.

Giardino Gopaldhara

Il giardino Gopaldhara è uno dei grandi giardini adibiti alla produzione e raccolta del tè nel Darjeeling.
Nato nel 1881 grazie a piante cinesi trapiantate dagli inglesi, esso ha avuto diversi proprietari e si è sviluppato nel corso degli anni fino ad essere gestito dall’attuale Sona Tea Group.
Le coltivazioni del giardino si trovano ad una delle altezze più elevate del Darjeeling, tra i 1700 ed i 2100m, dove le condizioni climatiche unitamente all’ambiente particolarmente umido forniscono un ambiente particolarmente favorevole, in grado di restituire un prodotto qualitativamente eccellente.
A causa delle origini storiche delle prime piante giunte in coltivazione, ad oggi il giardino Gopaldhara si compone in buona parte di Camellia Sinensis (ragione per la quale i suoi tè risultano meno legnosi rispetto alla media dei tè neri indiani), anche se non mancano casi di Assamica e numerose cultivar.

Beviamoci su!

Prometto che tornerò a pubblicare qualche degustazione di tè “regolari”… ma non oggi!
Anche se ormai vi sarete abituati alle mie (spericolate) avventure nel mondo delle camelie, forse avrete strabuzzato gli occhi leggendo le specifiche di queste foglie. Orbene, non mi sono sbagliato! Un tè oolong, dal Darjeeling, raccolto autunnale.
In breve, almeno sulla carta, ogni premessa non preannuncia nulla di buono tuttavia, nonostante tutto, questo tè ha saputo dare prova di una grande qualità della materia prima, pure presentando alcuni difetti sia nella lavorazione, sia al palato.
Red Ruby Thunder (“Tuono rosso rubino”) è il nome che il produttore ha scelto per le foglie in esame: una definizione che bene si addice al liquore che otterremo anche se, visivamente, non si presenta nemmeno lontanamente cremisi… dove ritroveremo il rosso? Per scoprirlo, dovrete attendere ancora un po’… per ora, facciamoci una bevuta!

Solitamente, i raccolti autunnali proveniente dal Darjeeling non presentano un sentore soddisfacente all’assaggio, tendendo ad essere deboli e poco articolati, pertanto ho deciso di chiudere gli occhi e, prima di valutarne il liquore, inebriarmi dell’aroma il quale risultava quantomeno curioso, un poco discosto dallo standard dei tè indiani, con qualche guizzante nota di vaniglia e cioccolato che danzava su un continuo rimando alle patate dolci.
Mentre una persistente e tenace nota salina attizzava la mia curiosità, ho accostato la tazza alle labbra, rispecchiandomi in un vasetto di miele di castagno che, nell’infusione successiva, avrebbe assunto una tinta più pallida, di sciroppo d’acero.  

Al primo, prevenuto sorso, sono rimasto piacevolmente sorpreso! La bevanda possedeva un corpo di tutto rispetto ed un’intensità aromatica, nonostante il raccolto autunnale, stupefacente, frutto certo del terroir d’eccellenza del giardino Gopaldhara. D’altro canto, il liquore risentiva sicuramente di una struttura assai fluida e di una complessità ridotta, sebbene chiara e definita, con netti rimandi al cacao ed al miele, che sono sfociati poi in una persistenza soddisfacente ma un poco astringente, dagli echi di mandarino.
Già presente all’olfatto e, in misura minore, nella prima infusione, la salinità si è fatta molto più presente nella successiva degustazione, questa volta affatto agrumata, dai richiami di malto e cioccolato fondente.

Dopo avere terminato l’assaggio, ho scoperchiato la teiera per godere delle foglie esauste, d’un brillante terra d’ombra bruciata ma non completamente integre, seppure di grande pezzatura. Frattanto, esalava un caldo ricordo di pane tostato, bruschette e patate arrosto, un bouqet degno di una cena autunnale, del tutto in contrasto con la profumazione delle foglie secche.
Quest’ultime, con la presenza di qualche gemma dalla peluria rame, dopo una fugace idea di vaniglia ricalcavano di fatto l’immagine delle fragole, delle more, dell’ibisco e del karkadé, incuriosendo con le tipiche qualità pungenti ed al contempo acide e fresche di tali elementi. Mentre la fragranza tratteggiava nella mente i rosseggianti frutti di bosco, lo sguardo si saziava delle tonalità del cioccolato fondente che dipingevano le foglie.

Convinto d’avere ascoltato quanto questo tè avesse da raccontare, ho raggruppato l’attrezzatura per ripulirla e, nel mentre, sollevando la tazza ormai vuota, sono stato investito da una zaffata di mughetti e muschio bianco così potente da non realizzare, nell’immediato, che provenisse proprio dalla coppa vuota che reggevo in mano.
Una sorpresa del tutto inaspettata, così fuori luogo e spiazzante che mi sono realmente messo nell’immediato alla ricerca di qualche bagnoschiuma o crema corpo che fosse rimasta aperta per sbaglio in casa!

Un’escalation d’inattese rivelazioni: questo è stato Red Ruby Thunder il cui nome, per quanto mi riguarda, si appella proprio all’inconsueta profumazione delle foglie ancora vergini. D’altro canto, come anticipato in apertura, il prodotto ha mostrato inevitabilmente anche dei difetti, tra i quali una rapida perdita di intensità aromatica ed una ridotta complessità. La lavorazione, in aggiunta, non si è rivelata particolarmente accurata, tanto da potere scorgere, di tanto in tanto, qualche elemento non arrotolato e dalla colorazione più chiara, a somiglianza del marrone segnale o del rame perlato.
Note di merito, che contribuiscono ad innalzare il livello delle foglie in esame, sono sicuramente l’ampio divario che distingue i diversi campi d’analisi sensoriale, i quali variano dal fruttato al legnoso, dal malto al floreale, e la costante salinità che conferisce una personalità ancora più distinta al complesso, interessando praticamente ogni fase dell’esperienza totale.

Sebbene sia presente una marcata salinità, il tè presenta il classico binomio dolce/amaro che distingue i neri del Darjeeling rassomigliando pertanto in parte a quest’ultimi, data anche l’alta percentuale di ossidazione che s’evince analizzando la cromatura delle foglie. Curioso, dato il carattere atipico, sarebbe sicuramente stato provare una versione meno ossidata, la quale si sarebbe certamente discostata parecchio dallo standard ideale che ci siamo fatti, nel corso degli anni, dei tè indiani.
Chissà, magari il mio appello verrà ascoltato e, in tal caso, non mancherò di procurarmi quanto prima un prodotto così di nicchia, assaggiandolo e disquisendone insieme a voi!

Omar.

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2 commenti su “Autumn Flush 2020 Darjeeling Oolong: sale rosso… dall’India!”

  1. Ciao Omar si ultimamente ci hai deliziato di tè particolari, dai tanti sapori, dai tanti profumi. La parola astringenza mi ha riacceso il ricordo di una degustazione davvero, ma la salinità al palato ha lo stesso effetto?

    1. Ciao Katia, rispondo alla tua domanda.
      La salinità si ricollega per certi versi alla mineralità (che include il famoso “sapore di roccia”) ma si distingue per il sapore, appunto, lievemente salato che conferisce al tè.
      La salinità dunque non è astringenza (anche se, come in questo caso, un tè può essere sia salato che astringente) in quanto si tratta di un sapore, mentre la “mancanza di salivazione”, tipica proprio dell’astringenza, si manifesta come sensazione tattile.
      Spero di averti aiutato e, se così non fosse, chiedi pure ulteriori spiegazioni! 😁

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