2010 Premium Yiwu Gold Bud Raw Puerh: mele per pere… e pere per mele!

Identikit

Tipologia: Sheng Puerh.
Raccolto: primavera 2010.
Provenienza: Yiwu-Yunnan-Cina-1100m.
Infusione: orientale con gaiwan; 70ml; 95°C; 3,8g; risciacquo iniziale di 5 s; 15+5; 7 infusioni.
Cultivar: Varietà a cespuglio e foglia larga dello Yiwu.
Aromi principali: pere, mele, castagne, vaniglia, spezie.
Sapore: dolce e salato, con vaghi richiami minerali.

Non è possibile ignorare il richiamo dell’autunno abbandonandosi ai richiami di questo tè, così intensamente permeato degli aromi esalati dal vento umido che, con il suo lento scorrere, distacca ad una ad una le ultime foglie, come farebbe un innamorato in pena torturando i petali d’una margherita…
“M’ama o non m’ama?”… chissà, magari questa volta non sarò solo…

Come crepature d’una corteccia tra il grigio grafite ed il nero carbone, di tanto in tanto, s’infiammano strisce d’una brillante peluria colore cotto, tradendo la presenza di qualche gemma tra le foglie delicatamente pressate, perlopiù ancora intatte e con un delicato odore di mogano e legno che cela, come una scorza, un cuore fruttato di mele Red Delicious nobilitato dalla florealità della vaniglia. Un’insolita e velata nota di cavolfiore cotto serpeggia dalla teiera riscaldata come un invito a dischiudere il tè con la prima infusione.

Un liquore arancio corallo, nel quale galleggia qualche riflesso di foglie secche, accompagna l’idea di frutta cotta e mele ch’emerge dalla superficie, seguita da un ultimo guizzo di miso.
Sorseggiando la prima tazza ci si tuffa in un liquore dalla struttura morbida, setosa, ma dal corpo alquanto fluido, con una salinità marcata ed una ripresa del ricordo di mela Red Delicious, ora abbracciata da liquirizia salata e vaniglia.
La buona persistenza legnosa accompagna alle bevute successive, che evolvono rapidamente in sentori fruttati più affini alle pere ricadenti presto in richiami speziati di pepe nero, i quali si manterranno fino al termine della sessione assieme ad un carattere più legnoso e minerale nonché ad una sottile ma costante astringenza che compare sin dalla terza infusione.
Una prematura perdita d’intensità aromatica e definizione, riscontrabile già a metà dell’esperienza, viene ripagata dalla tazza vuota, che restituisce una profumazione distinta di liquirizia salata, castagne e vaniglia.

Le foglie esauste, che non tradiscono la personalità di questo Puerh riportando l’odorato alla confettura di prugne, alle pere, alle mandorle ed al castagnaccio tipico della stagione che esse incarnano, appaiono alfine totalmente aperte, dalla colorazione tra l’olivastro ed il marrone seppia che si dilunga sui germogli, ancora interi, composti dalla gemma e dalle prime due attaccature sottostanti.

 Tea… for two!

Stanco del solito tè in solitaria, questa volta ho deciso di condividere il mio “tea for one”, mettendomi in gioco con un’ospite d’eccezione… mia madre!
È proprio necessario essere un tea sommelier per cogliere e sentire la storia che un tè può raccontare?
Dopo essermi improvvisato ospite, non ho fatto altro che stilare un semplice foglio di riferimento, consegnarlo nelle mani della mia compagnia e servire il tè, lasciando la libertà di scrivere quanto percepito, nella maniera suggerita dalla spontaneità. Il risultato, all’apparenza banale ed a tratti discosto dal mio, mostra in primo luogo il margine di soggettività che caratterizza l’analisi sensoriale e, in un secondo momento, spunti interessanti di riflessione.

Visivamente, sia per quanto riguarda il liquore che le foglie, le percezioni sensoriali sono molto simili eppure, già da qui, nonostante l’assenza di terminologia “tecnica”, si nota l’approccio differente e parimenti valido che mette in primo piano la consistenza dedotta dalla vista (vedasi la definizione “croccante”) rispetto, come sono solito fare io, alla qualità e struttura delle singole componenti.
Sul piano organolettico, invece, sebbene quanto io avvertivo come “salinità” sia stata interpretata come “affumicato”, si può comunque notare la costanza della definizione nei medesimi campi d’analisi, mentre il carattere speziato è stato apprezzato da entrambi, seppure declinato in zenzero dall’una, in pepe dall’altro.
Bizzara ma, se ragionata ed analizzata, educativa, è la definizione di “concime (di) coniglio”, con la quale mia madre intendeva il mangime per roditori domestici.
Sulle prime spiazzato da tale paragone, ho poi riflettuto su cosa avesse potuto suscitare un tale ricordo poi, scorrendo il resto degli appunti, ho compreso quanto l’aspetto fruttato, assolutamente non rilevato altrove, si celasse invero dietro quella insolita definizione. È bastato fare qualche breve ricerca sul web, infatti, per scoprire che la maggioranza dei mangimi in questione è composta in gran parte da mele… proprio l’aroma che io avevo percepito!

Dopo un magico pomeriggio trascorso in piacevole compagnia, dunque, non posso che concludere quest’articolo e questa giornata ringraziando sentitamente mia mamma per avere condiviso una parte del suo tempo con me ma, specialmente, per avere dimostrato, ancora una volta, che un attestato rende onore soltanto allo studio ed all’abilità tecnica, non ad una capacità che, alla portata di tutti, se bene esercitata può trasportarci, insieme, in viaggi sempre nuovi ed emozionanti, comodamente seduti sulla poltrona di casa…

Omar.

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